Non è fantascientifico pensare ad un fine comune tra arte ed Osteopatia.

Le stesse modalità di lavoro presentano molte affinità, sempre che si intendano le due discipline appartenenti al mondo dello Spirito. Quindi necessariamente basate su di una stessa vocazione o sincerità (intendo un ideale privo di compromessi) ed un totale dono di se (intendo l’operare con un amore totalmente disinteressato).

Sia in arte che in Osteopatia l’attività deve essere considerata come dono;

un dono dalle origini misteriose,
da realizzare nel migliore dei modi nonostante i problemi nati dallo sforzo costante per essere sempre al meglio di noi stessi.

Non so nulla dei processi tecnici dell’Osteopatia ma, come paziente ho avuto dall’inizio la sensazione di essere catapultato in una situazione particolarissima in un’atmosfera che già conoscevo, che sperimentavo sovente nel mio lavoro di scultore….

Dove in una silenziosa concentrazione ci si trova a seguire, forse interpretare, segni particolari della coscienza.
Il “viaggio” è lo stesso, anche se nell’Osteopatia il punto di partenza è il corpo fisico.
È questo viaggio pilotato? Controllato? Osservato dall’operatore? Ancora non so darmi una risposta precisa; posso solo dire che lo percepisco come un fulcro di energia, generalmente immobile che affiancandosi alla mia ne individua i punti di rottura o di funzionamento scorretto.
È un compagno di viaggio che vede, non obbliga (si creerebbero dei traumi) ma aiuta il corpo a capire cosa va o cosa non va.
La stessa cosa avviene nella didattica artistica se si conduce l’insegnamento corretto.

Tutto ciò è prendere consapevolezza dell’io del corpo, “io” in questo caso da considerare positivamente in quanto elemento sempre più partecipe dello sviluppo dell’intero essere.
Ho sovente constatato nel mio lavoro che riuscendo a far tacere l’io mentale (da distinguere appunto dell’io del corpo) l’idea creativa fluisce più liberamente. (La mente pensante non è creativa nel senso assoluto del termine ma più adatta ad essere strumento di equilibrio nella elaborazione dei dati). Dati forniti da chi? Da che cosa?
Da una regione più alta della mente pensante: dall’intuizione.

Ugualmente nell’Osteopatia, se la mente riesce ad essere silenziosa impara a seguire la corrente di Vita con i suoi infiniti percorsi: il suo fluire, le unioni, le scissioni che si formano a cercare gli equilibri necessari.

L’energia del e NEL mio corpo non solo può farmi stare bene o male ma deve considerarsi energia creativa in ogni senso.

Se osservata, seguita, lavorata ci accorgeremo che questa corrente di Vita alimenta anche le nostre qualità individuali, i nostri dono naturali.
Durante la seduta a poco a poco il corpo è pronto a trasmutare.
cambia il suo stato: si fa liquido, vapore, diviene roccia, magma, fuoco e mostra la sua vera potenza, la sua vera natura…. La sua originalità.

Si può concludere che il corpo è canale, tempio dell’Energia Universale e che fare arte diventa fare corpo, fare se stessi.

In arte come in osteopatia anche il processo della ricerca di armonia è identico:
nel corpo
riuscire ad armonizzare le parti per la realizzazione dell’intero.

 

nell’arte
armonizzare le sfaccettature del proprio mondo poetico per la realizzazione unitaria dell’opera.

Tutto questo può avvenire solamente con il giusto fluire dell’Energia Universale in noi, nel corpo e per una corretta azione della mente.

Giovanni Servettaz

 

Roberto Guglielmi D.O.

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Il mio studio è in Corso Colombo 2/1 Savona

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Roberto Guglielmi Ostepata riceve nel suo studio in Corso Colombo 2/1 Savona

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